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Dona un libro ad Aulla

Le biblioteche comunali di Trezzano sul Naviglio proclamano una settimana di solidarietà da martedì 28 febbraio a sabato 3 marzo in favore della Biblioteca di Aulla

Fondazione Per Leggere, grazie al Comune di Abbiategrasso, si è fatta promotrice di un’iniziativa di solidarietà a favore della Biblioteca di Aulla, il cui edificio e patrimonio sono andati distrutti nel terribile evento alluvionale del 25 ottobre 2011.

Preghiamo tutti gli utenti di portare libri di recente pubblicazione e in buone condizioni in una delle sedi delle Biblioteche comunali di Trezzano s/N, durante gli orari di apertura, in modo da fornire alla Biblioteca di Aulla un patrimonio aggiornato e immediatamente fruibile.

Aderite numerosi, dimostrando la vostra vicinanza a una biblioteca che ha voglia di rinascere.

Il Sindaco

Giorgio Tomasino

 

BIBLIOTECA COMUNALE O.BEGO

Via Manzoni 10 presso il Centro Socioculturale

lun: chiuso

mar,mer,gio: 10-12 / 14-20

ven: 10-12 / 14-18

sab: 9-12

 

BIBLIOTECA DELLE STORIE INFINITE

Piazza Madre Teresa di Calcutta

lun, mar,mer,ven: 14-18

gio: chiuso

sab: 9-12

 

Gruppo Interesse Scala

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Trezzano sul Naviglio informa la cittadinanza che è attivo il Gruppo Interesse Scala. L’iscrizione al gruppo è gratuita e offre l’opportunità di assistere alle rappresentazioni di opere liriche e balletti a prezzi ridotti, presso il Teatro alla Scala di Milano e di intraprendere un percorso di conoscenza e di educazione all’ascolto della musica attraverso le conferenze di preparazione.

Per informazioni:

02/48418254-255

uffcultura@comune.trezzano-sul-naviglio.mi.it

Si informa la gentile utenza che oggi 1 febbraio a causa del maltempo la Biblioteca O.Bego chiuderà alle ore 15.00.

La Sala Studio rimarrà aperta fino alle ore 18.00.

 Ci scusiamo per il disagio.

E’  stata pubblicatasul sito www.scanci.it la graduatoria del servizio civile in biblioteca nell’ambito del progetto “Vivi la cultura”. Qui di seguito il  link con le graduatorie:

http://www.gestioneserviziocivile.it/graduatorie.asp

Dal 9 gennaio 2012 sarà in vigore il nuovo orario della Biblioteca O. Bego che prevede un incremento di 2 ore di apertura al pubblico con la seguente articolazione:

Martedì, mercoledi e giovedì: 10-12 / 14-20

Venerdì: 10-12 / 14-18

Sabato: 9-12

 

Il Sindaco

Giorgio Tomasino

La Biblioteca O.Bego sarà chiusa da martedì 3 gennaio a sabato 7 gennaio 2012. Riaprirà martedì 10 gennaio.  

 

La Biblioteca delle Storie Infinite sarà chiusa da martedì 27 dicembre a sabato 31 dicembre 2011. Riaprirà lunedì 2 gennaio.

 

Buona Natale e felice anno nuovo a tutti!

Camera con vistaCamera con vista è il primo romanzo concepito da Edward Morgan Forster, ma ha avuto un’elaborazione molto travagliata, con cambi di personaggi, ripensamenti sul finale e variazioni dei punti di vista, ma nella sua stesura definitiva si dimostrerà un ottima prova tecnica e stilistica, con una trama tutto sommato tradizionale, ma scritta con una sensibilità tutta novecentesca. I personaggi sono quelli tipici delle scrittrici dell’inizio dell’Ottocento, con gentildonne di campagna alla ricerca dell’approvazione sociale tramite la caccia al buon matrimonio, dall’esito alterno. Lucy è la più classica delle protagoniste: vissuta in campagna, sogna la vita di città e tenta di adeguarsi alla società che la popola, non riuscendoci rinuncerà all’adeguamento. Motivo della sua incompatibilità alle convenzioni sociali è da ricercare nel viaggio a Firenze con cui si apre il libro, che cambia la percezione (il punto di vista) che Lucy ha del mondo e di se stessa. Al suo ritorno in Inghilterra, nonostante i tentativi di essere la moglie che il suo promesso sposo Cecil esige, ovvero raffinata, colta e anche un po’ altera, alla fine opterà per essere solo se stessa al fianco di George, l’uomo che, banalmente, la ama per quella che è.

La lotta interiore di Lucy tra il conformismo e l’anticonformismo, il passato e il futuro (il Medioevo e il Rinascimento) è rappresentato esteriormente dai due uomini innamorati di lei. Forster chiama medievale Cecil, con il suo moralismo, la sua cecità sul mondo e la sua ansia di possesso nei confronti della fidanzata, a differenza di George, desideroso di una vita luminosa (così come i quadri rinascimentali) e che è pronto a lasciare andare Lucy per la sua strada, ovunque la porterà. Molto spiccata è nel romanzo la simbologia, già insita nel titolo, dove per vistaForster intende lo sguardo sul mondo e sulla realtà: «La “camera con vista” […] viene negata a Lucy e alla cugina Bartlett. È a questo punto che appaiono sulla scena gli Emerson, padre e figlio, che offrono di scambiare le proprie stanza con quelle delle due signorine deluse. Gli Emerson, a livello mitico-simbolico possiedono il “dono” della “vista”». (Introduzione al romanzo di Alex R. Falzon nell’edizione Mondadori). Il finale rimane dolceamaro, perché Forster ritiene che il matrimonio non possa essere un finale realistico per i romanzi del Novecento, infatti «il dramma dei loro problemi, dei loro evolversi, del loro influenzarsi reciproco, è tutto di là da venire. E come può il romanziere di oggi, ciò sapendo, terminare il romanzo con un matrimonio?» (Intervento tenuto in un college inglese nel 1906, due anni prima della pubblicazione definitiva di Camera con vista).

Curiosità: i libri di Forster due anni fa furono censurati da Amazon, il distributore on line più importante, perché aveva creato un filtro che escludesse dalle ricerche di routine, ma anche dalle classifiche, i libri sulla base dei contenuti o della sessualità dei suoi autori. Probabilmente per errore, il filtro fu un po’ troppo selettivo e di conseguenza, essendo Forster un omosessuale dichiarato, fu escluso dalle ricerche più estese. (“Corriere della sera”, 15 aprile 2009)

Junichiro Tanizaki è vissuto tra la fine dell’800 e la prima meta del ‘900, è il primo autore giapponese a godere di una buona fama anche fuori dal suo paese e per lungo tempo è stato reputato il miglior scrittore giapponese del Novecento. L’aggettivo che spesso compare abbinato ai suoi racconti è «scandaloso»: i personaggi maschili di Tanizaki sono uomini di mezza età o anche anziani, in preda ad ossessioni erotiche, descritte con puntualità, senza pregiudizi, e perciò è stato in più momenti considerato sconveniente.

La gatta non è l’opera maggiore di Tanizaki, ma rappresentativa per diversi motivi. Nei suoi romanzi Tanizaki racconta amori squilibrati, rapporti di coppia fuori dagli schemi; e nella Gatta non manca nessuno dei caratteri tipici della sua scrittura. Il breve racconto delinea in modo preciso e particolareggiato i rapporti di Shozo, un uomo remissivo, vittima dell’attitudine accentratrice la madre, con le sue due mogli (la ex moglie Shinako e la sostituta Fukuko), donne con un carattere deciso e orgoglioso, che competono per attirarsi le attenzioni del marito. La vittima di questa situazione è Lily, la gatta per la quale Shozo sacrifica i suoi due matrimoni. Descritta con affetto nelle sue movenze e da considerare un personaggio a tutti gli effetti, la gatta è il motore degli eventi, la spia di ciò che non funziona nella vita dei quattro personaggi che vivono accanto a lei; e fra tutti è l’unica a comportarsi in modo schietto e trasparente. Il pur breve racconto riesce a mostrare una notevole introspezione psicologica, anche perché la descrizione dei personaggi, interiore ed esteriore è una delle caratteristiche più spiccate della scrittura di Tanizaki e ben lo scrive Giorgio Montefoschi in Camera con geisha sul “Corriere della sera”, 6 aprile 1995:

«Se descrive una fanciulla, lo fa dalla punta dei piedi alla radice dei capelli: né trascura ombra della pelle, piega del busto, morbidezza delle braccia. Se descrive un viso, avvicina lo sguardo al naso o agli occhi o alla bocca: pensando di dover cogliere la piega più sottile delle narici, il bagliore più effimero delle pupille, l’arcuatura meno evidente delle labbra. Per il lettore, le donne [di Tanizaki] non hanno segreti».

Un altro dei motivi ricorrenti delle sue opere (soprattutto quelle più recenti) è l’aderenza alla cultura giapponese tradizionale, il rifiuto di ciò che è moderno, perché è identificato come occidentale, al punto che per lui «l’arrivo della luce elettrica nelle grandi città era stata una vera e propria disgrazia, perché la vita quotidiana dei giapponesi deve svolgersi in una discreta penombra». Su questo punto, ancora Giorgio Montefoschi sostiene che «Sempre, una luce opalescente, una mezza luce vicina alla penombra, illumina i modesti perimetri delle dimore in stile occidentale, o in stile orientale, mai piu’ ampi di pochi tatami: la misura della stuoia giapponese. E’ una luce torbida, quand’anche meridiana. La luce perduta che appartiene a chi osserva, contempla e spia; si spinge a chiedere la complicita’ degli sguardi estranei; dispone la lente sempre più dappresso. Finché questa lente satura la vista, avvelena il cuore e capovolge la mente».

Si consiglia, di Tanizaki, Neve sottile e Gli insetti preferiscono le ortiche

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